Celebrazione Centenario Autonomia Comune di Cansano

 

Saluto le Autorità istituzionali, civili, militari e religiose intervenute oggi ad onorare con la loro presenza la cerimonia per il  centenario dell’autonomia del Comune di Cansano.

Saluto nello stesso tempo tutti i cittadini che partecipano a questa ricorrenza.

Oggi celebriamo una tappa fondamentale della nostra storia, l’elevazione del nostro paese a Comune, la cui autonomia riconosciuta con legge 22 Maggio 1904, ebbe poi concreta e piena attuazione nel febbraio 1908. A dire il vero, Cansano ebbe nel secolo precedente una breve esperienza di autonomia amministrativa. Infatti nel marzo del 1829 fu costituito Ente autonomo, separandosi dal Comune di Pacentro con cui in precedenza costituiva, unitamente a Campo di Giove, Comune unico. Ma i cansanesi non dettero prova di possedere buone capacità amministrative, vuoi perché risentivano di secoli di sottomissione feudale sia perché gli uomini per molti mesi migravano verso il Regno Pontificio e nelle provincie campane dove esercitavano i mestieri di calcaroli e boscaioli; il paese stesso chiese, allora,  molto onestamente,  di tornare a unirsi ad altro Comune.

Con decreto del 1846 Cansano fu, quindi, riunito a Pacentro. Tale decisione, però,  non fu accolta con entusiasmo dai cansanesi che ricordavano la non felice esperienza precedente, tanto che da subito iniziarono petizioni e pressioni per far sì che Cansano fosse riunito a Campo di Giove, motivate anche dalla poca distanza che il paese aveva da quel Comune¸ il che avrebbe consentito una più fattibile condivisione amministrativa.

Nel 1855, anche a seguito dei pareri favorevoli dei Decurionati di Pacentro e Campo di Giove, Ferdinando II con Regio Decreto dispose che Cansano si aggregasse a Campo di Giove.

Ma già dopo qualche anno da questa decisione, nei Cansanesi cominciò a risvegliarsi quella voglia di autonomia che era rimasta sopita nei loro cuori ed iniziarono le rivendicazioni, tant’è vero che, in una delibera del Decurionato di Campo di Giove del 1859, si legge la proposta di separazione di Cansano da quel Comune. Ci fu così tutta una serie di richieste e di tentativi per ottenere il riconoscimento  di Comune Autonomo, sempre accompagnati dalle deliberazioni favorevoli del Comune di Campo di Giove; ma gli Enti preposti a decidere in tal senso non ritenevano che Cansano fosse pronto ad autoamministrarsi ed ogni volta respingevano le istanze presentate. Verso la fine degli anni ‘90 cominciarono a maturare i tempi per la realizzazione della speranza del popolo cansanese. Il primo passo verso l’autonomia fu rappresentato da un decreto del 1896, con cui si autorizzava la frazione di Cansano a tenere separate le rendite,  e nel 1904, grazie anche all’onorevole De Amicis,  che presentò in Parlamento il progetto di legge per il riconoscimento di Cansano in Ente Autonomo, con decreto n. 304 si ebbe il riconoscimento ufficiale, cui fece seguito la delibera della giunta provinciale del 1907.  L’8 Febbraio 1908 si svolse, dunque, nel municipio di Cansano il primo Consiglio comunale autonomo.

Il desiderio di autonomia non fu una forma di esasperato egoismo, ma  solo una legittima volontà di essere artefici del proprio destino, con la convinzione che la gestione diretta della cosa pubblica avrebbe reso possibile un servizio pubblico migliore, interventi diretti sul territorio, iniziative a favore della comunità e innalzamento della qualità della vita.

Nel sommario racconto del percorso che ha portato all’autonomia del nostro Comune, sono stati accennati momenti di scontri con il Comune di Pacentro, scontri che, bisogna dire, ci furono anche con Campo di Giove al momento della determinazione dei confini territoriali; ma la realtà testimonia che, se ci furono contrasti un tempo, di essi si ritrovano tracce solo in remote memorie storiche. Di fatto i tre Comuni hanno imparato, negli anni, a convivere nel reciproco rispetto, sviluppando uno spirito di cooperazione sempre maggiore, nella consapevolezza che sia questa l’unica via percorribile per la crescita dei piccoli territori abruzzesi, così fortemente dotati di bellezze naturali ed energie umane, e tuttavia lasciati per troppo tempo ai margini del sistema socio-economico nazionale.

Non si può fare a meno di riflettere un attimo sugli scenari socio-politici che a distanza di un secolo si contrappongono; infatti abbiamo parlato della tenacia dei cansanesi nel perseguire la loro autonomia, mentre oggi che la celebriamo, auspichiamo una sempre maggiore cooperazione tra i Comuni, che in futuro potrebbe concretizzarsi nella loro unione,  favorita dalle stesse superiori Istituzioni.

L’unione, la cooperazione sono elementi fondamentali per una possibilità di sviluppo anche all’interno di ogni singola comunità. Infatti, le contrapposizioni spinte all’estremo, il voler primeggiare gli uni sugli altri, porta i paesi  inevitabilmente al declino. Bisogna unire le forze, le idee, per avere più forza, per poter guardare con maggiore speranza al futuro. Una conferma di questo ci viene dai giovani del nostro paese, non divisi ma fortemente uniti, pronti a ritrovarsi ed a collaborare quando il momento lo richiede; la loro è una mentalità molto diversa dalla nostra, lontana dai contrasti e dai rancori locali, pronta ad accogliere anche elementi nuovi purchè qualcosa si muova, purchè si avviino iniziative per dare vita al nostro paese che, in effetti, cade in letargo per lunghi periodi dell’anno. Indubbiamente i giovani sono la molla che fa scattare il movimento: essi rappresentano il dinamismo, la vita. Allora non mortifichiamo, non scoraggiamo questa loro volontà di unione e di condivisione di  progetti che si nutrono anche di ideali; non offriamo un esempio di scontri, di rancori, di inimicizie radicate; non daremmo loro nulla di positivo, come non porteremmo alcun vantaggio alla vita di Cansano.

Torniamo ora  sulla storia del nostro Comune. Raggiunta l’autonomia, che portò all’elezione del 1° Sindaco di Cansano nella persona del sig. Salvatore Di Gregorio, iniziò il percorso amministrativo che, già di per non  facile, fu reso ancora più difficoltoso dalla 1^ guerra mondiale  e dagli anni del fascismo, durante i quali, interrotte le libere elezioni, si susseguirono vari podestà fino alla fine della 2^ guerra mondiale.

E’ doveroso, da parte nostra, rivolgere un vivo ringraziamento, accompagnato da profondi sentimenti di stima, a tutti i Sindaci e le amministrazioni che si sono succedute, per la loro opera e l’impegno profuso nell’amministrare la cosa pubblica. Essi non vanno giudicati per i risultati ottenuti ma ringraziati per essersi messi al servizio del popolo ed aver sempre lavorato per il progresso del paese, per migliorare le condizioni dei loro concittadini cercando di raggiungere obiettivi sempre più alti.

E’ con grande emozione, dunque, che vado a leggere i nomi di tutti i sindaci di Cansano che mi hanno preceduto:

   Salvatore Di Gregorio                                  1908-1912

   Panfilo D’Orazio                                           1912-1914

   Giacomantonio Di Giallonardo                      1914-1920

   Lorenzo Colecchia                                       1920- 1922

   Giambattista Di Giallonardo                         1922-1924

   Gregorio Ruscitti                                          1924-1925

 

Dal 1926 al 1943 ci furono vari podestà nelle persone dei sigg. Francesco Trasmondi, Domenico De Santis, Ettore Santelli, Panfilo D’Orazio, Mario Maiello, Silvio Battistella e Beniamino Colecchia.

Dal 1943 al 1945 ci fu vuoto amministrativo e, dopo la nomina a Commissario Prefettizio dei sigg. Sante Di Giannantonio e Leonardo Tarulli, si tornò alle libere elezioni;  furono eletti sindaci:

 Filippo Di Gregorio                      1946-1951

 Edoardo Mariani                          1951-1952

 Rocco Chioda                             1952-1956

 Eduardo Genitti                           1956-1964

 Sante Di Giannantonio                1964-1980

 Sandro Cercone                          1980-1990

 Geppino Madrigale                      1990-1995

 Rocco Ciampaglione                   1995-2004

 

Ognuno di questi uomini ha dato qualcosa alla comunità cansanese ed è anche grazie a loro che oggi viviamo in un paese che si offre per recitare un ruolo importante nell’ottica di uno sviluppo turistico.

Ritengo, infatti, che il nostro futuro possa essere solo e soltanto il turismo. Sappiamo bene che nel  passato il paese non ha dimostrato una grande apertura verso l’esterno, temendo che venisse intaccata quell’oasi di tranquillità e di pace che esso rappresentava. Dobbiamo constatare, tuttavia, che questa mentalità per gran parte conservatrice non ha consentito un reale e concreto sviluppo del paese. E allora bisogna cambiare, bisogna aprirsi.

Cansano, infatti, trovandosi in una posizione direi strategica in quanto collocato all’interno del Parco della Maiella, richiama chiunque ami immergersi nella pace delle nostre montagne e nei silenzi dei nostri boschi. E’ inoltre presente nel nostro territorio un’area archeologica, in cui si possono ammirare i segni di un passato che ritorna a vivere, ed un centro di documentazione con importanti reperti. Nello stesso centro è presente una interessante mostra sull’emigrazione con una vasta raccolta di immagini fotografiche e documenti, che è stata donata al nostro paese dall’illustre concittadino Gen. C.A. della G.d.F. Nino Di Paolo. Tutto ciò ci consente di attirare un turismo a carattere ambientale e socio - culturale.

A questo si aggiunga che ci troviamo a circa 30 minuti da Roccaraso ed a 5 minuti da Campo di Giove, paesi dotati di importanti bacini sciistici. L’aspettativa concreta, legata, negli ultimi tempi, al crescente interesse  per il nostro paese da parte di molti turisti,  è che Cansano possa rappresentare il posto ideale che permetta di praticare gli sport invernali preferiti, e nello stesso tempo trovare la tranquillità per ritemprarsi e rilassarsi. Dovremo pertanto essere pronti a cogliere l’occasione, offrendo  le condizioni e gli strumenti per assecondare questa domanda, non ultimo andando avanti con il progetto di recupero del centro storico da inserire nel complessivo pacchetto di offerta per lo sviluppo turistico, cui, con queste potenzialità, possiamo e dobbiamo puntare. Sono certo che fra non molto a Cansano vivremo una fase di crescita; la cosa  importante sarà vigilare affinchè lo sviluppo non sia selvaggio e speculativo, così che non vengano meno quelle peculiarità che un piccolo centro è capace di offrire.

E’ opportuna, in proposito, una riflessione sullo spopolamento che ha colpito in maniera massiccia il nostro paese. Qualche cifra per dare l’idea: ai primi del Novecento contavamo all’incirca 1800 abitanti ; ci fu un brusco calo negli anni ’50 per via di un continuo flusso migratorio, tanto che nel 1961 eravamo men che la metà;  nel 1991 eravamo  scesi ancora a 357; attualmente contiamo 271 abitanti.

Questi dati dimostrano un evidente e continuo calo demografico ma, cosa ancora più grave, la diminuzione della presenza giovanile che, sappiamo bene, costituisce l’elemento che assicura la continuità, il futuro. Dalle tabelle anagrafiche risulta oggi che il numero dei giovani è di circa 50, dimezzato dunque rispetto agli anni ’70. Ciò conferma quanto sia necessario e urgente trovare una via d’uscita per Cansano. Ribadisco, quindi,  che bisogna, soprattutto per bloccare l’emorragia giovanile, dare spazio ad iniziative e progetti nuovi che potrebbero realizzarsi solo se collegati, appunto, ad un’economia del turismo: è questo l’elemento su cui dobbiamo far leva per dare un futuro al nostro paese.

A questo punto, prima di concludere il mio discorso, con il quale ho cercato di ripercorrere il passato di Cansano e presentare nello stesso tempo le prospettive per il suo futuro, considerata la solennità del momento che stiamo vivendo, non posso fare a meno di ricordare tutti coloro che, oppressi dalla miseria, stretti in una economia di sussistenza, coraggiosamente si spinsero verso terre lontane, verso mondi totalmente distanti dal loro ambiente, dalla loro lingua, dai loro costumi. Cansano è, infatti, fra quei paesi che hanno dato un maggiore contributo all’emigrazione, soprattutto verso le Americhe, nel periodo che va dai primi decenni del Novecento agli anni Sessanta. Sull’emigrazione è stato detto e scritto molto. Noi l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle: abbiamo conosciuto il dolore profondo del distacco, della separazione da familiari ed amici. Abbiamo visto negli anni le case diventare sempre più vuote e le vie sempre più silenziose. A quanti intrapresero forzatamente questa strada, affrontarono ogni sorta di sacrifici e contribuirono poi con le loro rimesse a migliorare la condizione delle famiglie cansanesi va, dunque, in questo momento il nostro pensiero ed il nostro grazie, insieme all’apprezzamento per aver saputo affrontare quei  mondi così diversi, inserirsi in essi e costruire qualcosa di nuovo e di valido per sé e per le stesse comunità ospitanti.

Oggi la comunità cansanese appare sicuramente cresciuta sul piano sociale e culturale ed in grado di affrontare il futuro con determinazione e capacità; in essa coesistono valori cristiani e laici ed è presente un senso di laboriosità e di rispetto per il lavoro, trasmessoci dai nostri padri. La volontà di miglioramento, che ha sempre caratterizzato la nostra gente, non si è esaurita; pertanto possiamo, e a ragione, sperare in un impegno comune che porti Cansano ad essere uno dei borghi più  accoglienti dell’Abruzzo.