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(di Luciano Di Paolo)
Gli Stati Uniti d'America, comunemente abbreviati in Stati Uniti, anche conosciuti con l'acronimo USA (in inglese viene usata anche l'abbreviazione The States dell'originale denominazione ufficiale in lingua inglese United States of America), sono una repubblica federale democratica dell'America settentrionale composta da 50 stati e un distretto federale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'oceano Atlantico e dall'oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska - lo stato più vasto - confinano con la Russia (Stretto di Bering). Lo stato delle Hawaii è formato da un arcipelago localizzato nel centro dell’oceano Pacifico. Il paese possiede anche alcuni territori e zone insulari, sparsi tra il mar dei Caraibi e il Pacifico. Con una superficie di oltre 9,83 milioni di km² e con più di 300 milioni di abitanti, gli Stati Uniti sono il terzo paese più esteso al mondo, e il terzo più popolato.Gli Stati Uniti sono uno dei paesi con la maggior diversità etnica e la sua multiculturalità è il prodotto di un’immigrazione su larga scala dai più svariati paesi dei diversi continenti. L'economia statunitense è la più grande del mondo, con una stima del prodotto interno lordo (PIL) nel 2008 di 14.300 milioni di $ (che rappresenta il 23% del totale mondiale basato sul PIL nominale e quasi il 21% del PIL calcolato a parità di potere d'acquisto). La federazione è stata fondata da tredici colonie del Regno Unito situate lungo la costa atlantica. Il 4 luglio 1776, con la Dichiarazione di indipendenza, hanno proclamato la loro indipendenza dalla Gran Bretagna. Gli stati si ribellarono e sconfissero i britannici nella guerra di indipendenza americana, prima grande colonia a rivoltarsi con successo contro le leggi coloniali. Una Convenzione Federale (Convenzione di Filadelfia) adottò l'attuale Costituzione degli Stati Uniti d'America il 17 settembre 1787; con la ratifica, l'anno successivo nasceva una repubblica con un forte governo centrale. La Carta dei Diritti, che comprendeva dieci emendamenti costituzionali per garantire molti diritti civili fondamentali e libertà, venne ratificata nel 1791. Nel corso del XIX secolo gli Stati Uniti acquisirono nuovi territori da Francia, Spagna, Regno Unito, Messico e Russia, annettendo la Repubblica del Texas e la Repubblica di Hawaii. Le controversie tra il Sud agrario e il Nord industriale sull’affermazione dei diritti e l'espansione dell’istituzione della schiavitù provocò la guerra di secessione americana del 1860. Il Nord impedì una scissione del paese e portò la fine della schiavitù legale negli Stati Uniti. La guerra ispano-americana e la prima guerra mondiale confermarono lo status di potenza militare. Nel 1945 gli Stati Uniti emersero dalla seconda guerra mondiale come il primo paese dotato di armi nucleari, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e un membro fondatore della NATO. La fine della guerra fredda lasciò gli Stati Uniti come unica superpotenza. |
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l sostantivo America deriva dal nome dell'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci,[5] che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome America fu nel libro Cosmographiae Introductio, pubblicato nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci. Il nome completo del paese è stato utilizzato per la prima volta ufficialmente nella Dichiarazione d'indipendenza, con la dicitura di "unanime Dichiarazione dei tredici Stati Uniti d'America", adottata dai "Rappresentanti degli Stati Uniti d'America" il 4 luglio 1776.[6] L'attuale nome (sensibilmente corretto) risale al 15 novembre 1777, quando il secondo Congresso Continentale adottò gli articoli della Confederazione, utilizzando The United States of America (Gli Stati Uniti d'America). La forma più breve, Stati Uniti è normalmente utilizzata. Altre forme comuni includono gli U.S, U.S.A., o semplicemente America. Il nome Columbia, un tempo nome popolare per le Americhe e per gli Stati Uniti (in onore di Cristoforo Colombo), permane nel nome Distretto di Columbia.Il modo standard per fare riferimento a un cittadino degli Stati Uniti è con il termine americano o statunitense. L’aggettivo americano è il più comune adottato per riferirsi al paese ("valori americani", "le forze americane"). Americano è raramente usato nella lingua inglese per riferirsi a persone che non sono in riferimento agli Stati Uniti. |
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Nativi americani e colonizzazione europeaLe popolazioni indigene del continente americano, tra cui i nativi dell'Alaska, migrarono dall'Asia in una data variabile, a secondo della ricerca, tra i 12.000 e i 40.000 anni fa. Alcune civiltà precolombiane svilupparono un’avanzata agricoltura, una grande architettura, ed un alto livello di società. Nel 1492, l’esploratore genovese Cristoforo Colombo, sotto la corona spagnola, raggiunse diversi isole dei Caraibi, contribuendo al primo contatto dell’uomo bianco con le popolazioni indigene. Milioni di indigeni americani morirono in seguito a causa delle epidemie portate dagli europei.
La Mayflower con i Padri Pellegrini nel 1620.
Il 2 aprile 1513 il conquistatore spagnolo Juan Ponce de León sbarcò in una regione che chiamò "La Florida", il primo contatto europeo documentato su quello che sarebbero diventati gli Stati Uniti. Degli insediamenti spagnoli nella regione, rimane solo St. Augustine, fondata nel 1565. Altri insediamenti spagnoli vennero creati nell’odierno sud degli Stati Uniti, attirando migliaia di persone attraverso il Messico. I commercianti di pellicce francesi stabilirono avamposti nella Nuova Francia nella regione dei Grandi Laghi; successivamente la Francia si impadronì di gran parte del Nord America, penetrando fino al Golfo del Messico. La prima colonia inglese di una certa entità fu Jamestown, Virginia, fondata nel 1607. Il 1628 venne fondata la Massachusetts Bay Colony da parte dei Puritani che portò ad un’ondata migratoria; nel 1634 nella Nuova Inghilterra erano insediati circa 10.000 Puritani. Tra la fine degli anni ’10 del 1600 e la Rivoluzione Americana, vennero spediti circa 50.000 detenuti nelle colonie americane britanniche.[10] Nel 1614 venne fondato un insediamento olandese lungo il fiume Hudson inferiore, includendo New Amsterdam sull’isola di Manhattan. Nel 1674 gli olandesi cedettero il loro territorio americano all'Inghilterra, la provincia della Nuova Olanda venne ribattezzata New York. Molti dei nuovi immigrati, soprattutto nel Sud, erano schiavi (circa due terzi di tutti gli immigrati della Virginia tra il 1630 e 1680).[11] Con la fine del secolo, furono gli schiavi africani a diventare la fonte primaria di lavoro. Nel 1729 con la divisione della Carolina, e la colonizzazione della Georgia del 1732, si completava il cerchio delle tredici colonie britanniche che sarebbero diventate gli Stati Uniti d'America. Con tassi di natalità elevati, bassi tassi di mortalità, e una costante immigrazione, la popolazione coloniale crebbe rapidamente. Nella Guerra franco-indiana le forze britanniche si impadronirono dal Canada francese. Esclusi i nativi americani, le tredici colonie avevano una popolazione di 2,6 milioni di abitanti nel 1770, circa un terzo della Gran Bretagna, e quasi uno su cinque erano schiavi neri.[12] Anche se soggetti alla tassazione britannica, le colonie americane non avevano rappresentanza nel Parlamento della Gran Bretagna. |
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Il Monte McKinley (Alaska), la vetta
più elevata degli Stati Uniti con 6.194 metri sul livello del
mare.
L'aquila di mare
testabianca, simbolo degli Stati Uniti sin dal 1782.
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| La dichiarazione d'indipendenza, in origine, fu firmata da tredici dei cinquanta stati che attualmente costituiscono gli Stati Uniti (la data fra parentesi indica l'epoca della loro entrata nella confederazione): |
La Dichiarazione
d'Indipendenza (John
Trumbull, 1817-18).
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Guerra civile e industrializzazione
Le tensioni tra gli Stati del Nord e quelli del Sud aumentarono su argomenti quali il rapporto tra lo Stato e i governi federali, come pure la diffusione della schiavitù nei nuovi Stati membri. Abraham Lincoln fu eletto presidente nel 1860. Poco prima sette Stati schiavisti dichiararono la loro secessione. Si arrivò alla Guerra di secessione americana iniziata con l’attacco a Fort Sumter. Dopo la vittoria dell'Unione nel 1865, tre emendamenti alla Costituzione degli Stati Uniti d'America garantirono la libertà a quasi quattro milioni di africani americani un tempo schiavi,[13] rendendoli cittadini, e donando loro il diritto di voto. La guerra e la sua risoluzione portarono ad un aumento sostanziale del potere federale.[14] Nel Nord, l'urbanizzazione e un afflusso senza precedenti di immigrati provenienti dagli stati meridionali e orientali affrettò il processo di industrializzazione. L'ondata di immigrazione durò fino al 1929. Massicce protezioni tariffarie, la costruzione di infrastrutture, e nuovi regolamenti bancari, incoraggiarono la crescita economica. Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l’Alaska dalla Russia completando l’espansione continentale. Il Massacro di Wounded Knee nel 1890 fu l'ultimo grande conflitto armato delle Guerre Indiane. Nel 1893, la monarchia indigena del Regno di Hawaii venne rovesciato in un colpo di stato portato avanti dagli americani residenti; gli Stati Uniti annessero l'arcipelago nel 1898. La vittoria nella Guerra ispano-americana dello stesso anno dimostrò che gli Stati Uniti erano oramai una potenza mondiale e portò all’annessione di Porto Rico, Guam e delle Filippine. Le Filippine ottennero l'indipendenza solo mezzo secolo più tardi; Portorico e Guam rimangono ancora territori degli Stati Uniti. |
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ImmigrazioneL'immigrazione negli Stati Uniti fu sempre molto intensa nel corso della storia, specialmente dall'Europa, la parte meridionale fu interessata dall'immigrazione dalla Spagna, tranne la zona della Louisiana che al tempo si estendeva fino al Canada. I primi immigrati nelle 13 colonie provenivano dal Regno Unito ma in seguito fu fortissima l'immigrazione dalla Germania dove il numero degli abitanti era quasi pari a quello degli immigrati britannici, mentre nella zona dell'attuale stato del New York erano presenti immigrati dai Paesi Bassi. L'immigrazione dalla Francia fu frequente dopo il cedimento della Louisiana agli Stati Uniti da parte di Napoleone Bonaparte. Nell'ottocento fu enorme l'immigrazione dall'Irlanda, ed altrettanto forte quella dall'Italia, specie a cavallo tra l'800 ed il '900. L'immigrazione proseguì nel novecento con l'arrivo di immigrati dai paesi scandinavi, e durante la seconda guerra mondiale di Ebrei (circa 6 milioni) specialmente dalla Russia, dalla Polonia e dall'Ungheria. Popolazione-originiCon più di 305 milioni di abitanti (fine 2008), gli Stati Uniti sono il terzo paese al mondo per popolazione, dopo Cina ed India. La zona più popolata del Paese è quella nordorientale, di antica urbanizzazione. Di recente si sono espanse anche le zone urbane della costa pacifica, specie in California. Secondo l'ultimo censimento ufficiale (2000), il 75,1% della popolazione è bianca, il 12,3% nera o di origine afroamericana, il 3,6% asiatica, e solo lo 0,9% di origine amerindia. Va notato che il 5,5% si è dichiarato di altre etnie, mentre il 2,4% di origine mista. I latinoamericani di ogni etnia costituiscono, sempre secondo l'ultimo censimento, il 12,5% della popolazione. Percentualmente vengono subito dopo i residenti di ascendenza tedesca (15,2%), ma prima di quelli di origine irlandese (10,9%) ed inglese (8,7%). Consistenti sono anche le minoranze asiatiche, soprattutto cinesi. I residenti di ascendenza italiana rappresentano il 5,6% della popolazione totale. Il gruppo comunemente identificato come WASP, Bianco, Anglosassone, Anglicana, pur detenendo ancora le leve del potere politico ed economico, non costituisce più la maggioranza della popolazione del paese. La popolazione è generalmente in crescita, specie grazie ad una forte immigrazione, proveniente in buona parte dall'America Latina e dall'Asia sudorientale. La presenza di immigrati - o di loro discendenti diretti - è molto rilevante nella parte sud occidentale del paese. Più di 37 milioni di cittadini sono nati all'estero e circa 15 milioni di questi sono stati naturalizzati cittadini statunitensi. L'Affirmative Action, una politica di discriminazione razziale "positiva" contro la popolazione bianca a favore dei gruppi minoritari, ha permesso negli ultimi decenni agli appartenenti alle minoranze etniche, un più facile accesso alle Università, a molti posti di lavoro che precedentemente erano loro preclusi e ad incarichi di grande responsabilità nel mondo politico e nell'alta finanza. Per quanto riguarda le origini della popolazione statunitense (stima del 2006)[32] si calcola che abbiano le seguenti discendenze (anche se solo lontane o parziali): circa 36,6 milioni sono afroamericani, mentre 198 milioni sono bianchi non ispanici così suddivisi: 36,5 milioni sono originari del Regno Unito, 50,7 milioni della Germania, 36 milioni dell'Irlanda, 17,8 milioni dell'Italia, 11,8 milioni della Francia (compresi franco-canadesi), 10 milioni della Polonia, 5 milioni dei Paesi Bassi, 4,6 della Norvegia , 4,4 milioni della Svezia, 3 milioni della Russia, 1,5 milioni dell'Ungheria, 1,5 milioni della Danimarca, 1,4 milioni della Grecia e altrettanti dell'Armenia e del Portogallo. Di minore consistenza qualche altro milione rappresentato dai paesi europei non elencati sopra. L'immigrazione fu anche intensa dall'Asia tanto che circa 15 milioni di persone sono di origine asiatica, soprattutto Filippine (4 milioni), Cina (3,5 milioni), India (2,7 milioni), Vietnam (1,6 milioni), Corea (1,5 milioni) e Giappone (1,2 milioni). I nativi americani sono circa 2,5 milioni. Inoltre da un'ultima stima fatta nel 2007 risulta che 45,5 milioni di americani sono di origine ispanica ( di qualsiasi razza ) in particolare dal Messico (28 milioni), da Porto Rico (4 milioni), da Cuba (1,5 milioni), da El Salvador (1,4 milioni). L'immigrazione ispanica è tutt'oggi la più numerosa (molti sono i clandestini entrati illegalmente dal Messico) e si dice che tra qualche decennio il numero degli ispanici supererà quello degli americani di lingua inglese. È stato inoltre calcolato che negli Stati Uniti vivano approssimativamente 12 milioni di clandestini (unauthorized immigrants), principalmente messicani, salvadoregni, guatemaltechi, filippini. Regioni geograficheGli stati principali sono suddivisi in quelli della costa orientale (East Coast), il sud (South), il Midwest, la zona montana (Mountain states, compreso il Southwest), e la costa occidentale (West Coast). Gli stati della costa orientale sono, da nord a sud, Maine, New Hampshire, Vermont (che non è sulla costa), Massachusetts, Rhode Island (il più piccolo degli stati), Connecticut, New York, Pennsylvania (che è vicino alla costa e la cui metà occidentale è spesso considerata parte del Midwest), New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Florida. Gli ultimi 5 (dalla Virginia) vengono anche contati come stati del Sud. Geograficamente questa zona comprende montagne basse e molto antiche, gli Appalachi, con un andamento generalmente da nord-est a sud-ovest, oltre a molti fenomeni locali, compresi i fenomeni glaciali a nord, le faglie tettoniche della valle dell'Hudson, e la zona di origine calcarea (corallina) della Florida. Il corso dei fiumi è generalmente da ovest verso est. I fiumi tendono ad essere di lunghezza limitata ma ampi e dal flusso regolare. Le maree sono spesso forti, soprattutto al nord. Gli inverni sono freddi (nel nord) o moderati (al sud) e umidi, le estati ugualmente umide.
Il Capitol
Reef National Park nello Utah.
Gli stati del Sud comprendono i summenzionati Virginia, Carolina del Nord/Sud, Georgia, Florida, e anche Virginia Occidentale (spesso considerato parte del Midwest, dato che era dalla parte del nord nella guerra civile), Kentucky, Tennessee, Alabama, Louisiana, Arkansas, Oklahoma, Texas (spesso considerato fra gli stati del sud-ovest). Questa zona comprende la parte meridionale (e le cime più elevate) degli Appalachi, e più a ovest l'altopiano d'Ozark. I fiumi comprendono le foci del Mississippi e del Río Grande. La più grande influenza climatica viene dal Golfo del Messico, e comprende inverni miti, umidità, e di tanto in tanto uragani. Gli stati del Midwest comprendono Ohio, Michigan, Indiana, Wisconsin, Illinois, Missouri, Minnesota, Iowa, Dakota del Nord, Dakota del Sud, Nebraska e Kansas. Sono in gran parte stati agricoli e industriali (compresa la "rust belt", la zona industriale "arrugginita" negli anni settanta e ottanta dalla concorrenza, soprattutto giapponese), freddi d'inverno, caldi d'estate, con clima da umido (verso est) a secco (verso ovest). È qui che si trova il "cuore" ("heartland") degli Stati Uniti, ed è considerato un centro di valori morali (lavoro serio, casa e famiglia, i pionieri sulla prateria, e così via) per il resto del paese. Gli stati della zona montana comprendono Montana, Idaho, Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, Arizona, Nuovo Messico. Gli ultimi quattro spesso anche considerati gli stati del sud-ovest. Soprattutto a sud la zona è secca, con molti deserti (deserto Sonorano) e le Montagne Rocciose. A nord ci sono inverni molto freddi ed estati miti, mentre a sud gli inverni sono miti e le estati calde. Questa è la zona meno abitata del paese, ed è dove si trovano molte delle destinazioni sceniche degli Stati Uniti, per esempio il Grand Canyon (Arizona) e Yellowstone (Wyoming). La geografia della costa occidentale (Washington, Oregon, California) comprende montagne elevate (Sierra Nevada), vari vulcani, deserti (Death Valley), e zone molto umide (la costa, soprattutto a nord). Ordinamento dello stato
La Casa Bianca, residenza del
presidente degli Stati Uniti.
Il sistema politico degli Stati Uniti d'America comprende il sistema federale che unisce gli stati, e il sistema di ciascun stato. Nonostante la possibilità teorica di ampia indipendenza, gli stati tendono ad assomigliarsi nei sistemi di governo, e generalmente sono basati sul sistema federale con un capo dello stato (il presidente degli Stati Uniti, o il governatore di ciascun Stato), un'assemblea legislativa (di solito bicamerale, con un Senato e una Camera dei Rappresentanti - "House" o "House of Representatives") e un sistema di giudici e tribunali, federali e statali, ciascuno con una propria giurisdizione. Il rapporto fra il governo federale e gli stati è regolato dalla costituzione americana, interpretata dalla Corte Suprema. Il governo federale, per Costituzione, ha il solo potere di regolare il commercio fra gli stati, di proteggere i diritti dei cittadini, e di difendere il paese. Di fatto e con l'avallo della Corte Suprema, col tempo ha acquisito grandi poteri, che esercita attraverso organismi federali i quali, ad esempio, regolamentano la circolazione delle droghe o la cattura dei criminali, ma anche l'educazione e i diritti dei disabili. Ogni stato elegge al congresso due senatori e un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione (almeno uno), un sistema che offre un maggiore peso agli stati più piccoli. Il sistema politico statunitense è bipolare e assegna il potere a chi ha ricevuto più voti tra i due grandi partiti, il partito Democratico (generalmente più vicino alla sinistra) e il partito Repubblicano (generalmente più vicina alla destra). L'elezione del presidente avviene ogni quattro anni, il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. L'elezione del Presidente avviene in modo indiretto. I cittadini eleggono i grandi elettori che a loro volta si riuniscono ed eleggono il Presidente. Ogni stato possiede un numero di grandi elettori pari al numero di deputati e di senatori che lo stato esprime. Con rare eccezioni in ciascuno stato i grandi elettori vengono assegnati alla lista che prende il maggior numero di voti (the winner takes all). Il meccanismo elettorale spinge i candidati a concentrare i propri sforzi per ottenere i voti di pochi decisivi stati nei quali il risultato è incerto, trascurando invece gli stati nei quali con ragionevole certezza il risultato finale è scontato. La scelta del candidato alla presidenza avviene attraverso elezioni primarie che avvengono nel corso di diverse settimane, secondo un calendario che rispecchia la tradizione e vede nell'Iowa e nel New Hampshire i primi stati interessati da questo tipo di voto. Nel senato una maggioranza di tre quinti è necessaria per porre fine al dibattito. Questo permette a una sostanziale minoranza di bloccare leggi particolarmente sfavorevoli, con un processo chiamato "filibuster". Inoltre, se il presidente si rifiuta di firmare una legge (ponendo il suo diritto di "veto"), maggioranze di due terzi sia nella Camera sia nel Senato possono approvare una legge senza la firma del presidente, superandone il suo "veto". Talvolta, le leggi passate dal Senato e dalla Camera sono diverse. In tal caso, un comitato formato da senatori e rappresentanti ("conference committee") si riunisce per cercare un compromesso accettabile ad entrambe le camere: compromesso che spesso esprime più le preferenze del comitato che delle due camere. Ciononostante le leggi, molto spesso, vengono approvate comunque. In tali battaglie politiche spesso il conflitto non è a viso aperto: infatti, spesso il presidente firma una legge approvata dai due terzi di ciascuna delle due camere ("a veto-proof majority") pur dichiarandosi contrario. Per quanto riguarda la costituzione, questa può essere emendata, mediante due procedure:
A questo punto, in entrambi i casi, è necessario che tre quarti degli Stati approvino l'emendamento. Questa approvazione può essere opera dell'assemblea legislativa dello Stato, o di una apposita convenzione. Tranne in un caso, l'approvazione degli emendamenti è sempre stata opera delle assemblee legislative degli stati. Vari emendamenti si sono succeduti nella storia statunitense. Sono famose le modifiche dopo la guerra civile intese a proibire la schiavitù. Clamoroso l'XVIII emendamento che proibisce il consumo dell'alcool, successivamente abrogato dall'XXI, emendamento che è stato l'unico ad essere approvato mediante convenzioni statali, e l'unico ad abrogare un precedente emendamento (il XVIII, appunto).
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